Cronistoria
della concessione mineraria in Val di Farma, ovvero di come la sinistra può ereditare un ambiente
incontaminato e distruggerlo
La scandalosa vicenda della cava di caolino a Roccastrada, tornata alla ribalta in questi giorni sulla cronaca locale, viene in realtà da molto lontano, ovvero dalla seconda metà della legislatura guidata dal Sindaco Olinto Bartalucci (1995-1999), allorquando l’Amministrazione Comunale, contraddicendo precedenti indugi, accettò di permettere su vasta scala l’attività estrattiva del caolino all’interno della pur pregiatissima area naturale della Val di Farma, nei pressi della piccolissima frazione di Piloni.
Il progetto del centrosinistra per
Critiche all’operato del centrosinistra alla
guida di Olinto Bartalucci. Bisogna riconoscere
che l’impegno di creare sviluppo, lavoro e ricchezza a Roccastrada
è stato senza dubbio lodevole, seppur sia emerso e si sia
sviluppato in un contesto DIRIGISTA; tuttavia l’intenzione di BARATTARE
una concessione mineraria con investimenti pianificati in altri settori è
quanto mai controversa, se specialmente si pensa che l’area in questione (
L’unità di intenti del centrosinistra. Il Sindaco Olinto Bartalucci ha operato all’interno di un indiscusso consenso da parte dei partiti che lo sostenevano (DS, Margherita e SDI) ed ha sempre goduto del pieno appoggio della maggioranza in Consiglio Comunale, il cui Capogruppo era, come giustamente è stato più volte evidenziato, l’attuale Sindaco Leonardo Marras. È importante ribadire il concetto dell’unità di intenti della coalizione, poiché talune dietrologie, particolarmente ispirate dall’attuale Sindaco Marras, vorrebbero lasciar intendere che il disastro attuale sia stato la conseguenza degli errori di un solo uomo, ovvero dell’ex Sindaco Bartalucci. Niente di più falso ed ipocrita. Tra il 1995 ed il 1999, tuttavia, il Partito della Rifondazione Comunista si è mantenuto all’opposizione, salvo poi rientrare in maggioranza ed ottenere l’Assessorato al Bilancio nella nuova Giunta guidata da Marras, votando successivamente quello strumento urbanistico che avrebbe reso possibile l’avverarsi dei progetti sulla Val di Farma così come essi erano stati delineati nel corso della precedente legislatura, assumendosi pertanto la propria parte di responsabilità politica su quanto sarebbe accaduto.
Il sonno di Marras. Eletto nel Giugno
1999 per una manciata di voti in più del candidato
dell’opposizione Roberto Pericci, il Sindaco diessino Leonardo Marras, dopo
aver informato (SOLTANTO INFORMATO!) il Consiglio Comunale, in data 11 Luglio
1999, degli avvenuti accordi con
I proclami dei DS sullo sviluppo sostenibile in Val di Farma. Mentre il Sindaco
nicchiava beatamente, il segretario locale dei DS, Gilberto Nelli, rilasciava
alla stampa interessanti dichiarazioni, riportate da “Il Tirreno” e da “TuttaFinanza”, sulle quali è il caso di aprire una
parentesi. Citiamo testualmente l’articolo apparso su “TuttaFinanza”
in data 12 Ottobre 2000, laddove Gilberto Nelli affermò che “[…] la politica dei Democratici di Sinistra deve
essere improntata a promuovere uno sviluppo sostenibile del territorio; si
tratta in definitiva di mostrarsi pronti a cogliere tutte le opportunità di
lavoro a patto che queste non si ripercuotano negativamente sulle possibilità
future di ulteriore sviluppo. [….] Abbiamo zone con un ambiente tra i più belli
ed incontaminati della Toscana; sta a noi permettere che le generazioni
presenti e future possano godere di quella che oggi è diventata una importante ricchezza, da sfruttare per creare nuova occupazione”.
Poi la chicca di Nelli: il ringraziamento alla Società Caolino d’Italia s.r.l., alla quale “bisogna riconoscere la sensibilità di avere
investito anche nello sviluppo dell’adiacente struttura alberghiera” (!?),
come se l’investimento fosse stato un FAVORE fatto alla Comunità piuttosto che
un preciso obbligo contrattuale. Ma Gilberto Nelli si esaltò e galvanizzò il
giornalista con altre dichiarazioni storiche: “[…] Bisogna CONTINUARE {lo stampatello è mio} a vigilare sulle attività estrattive, visto che poche unità lavorative
possono creare un forte impatto ambientale; e poi prevedere e rispettare
adeguati piani di ripristino, che evitino il più possibile di
modificare caratteristiche ambientali e condizioni microclimatiche”. Nelli concluse affermando la necessità di un ulteriore
incontro sia con
Il Vice-Sindaco e la fantascientifica storia delle acque minerali. Chi
non dormì affatto fu, invece, l’estroverso Michele
Berti, Vice-Sindaco (riconfermato nel 2004) democristiano in forza al PPI e con
la volontà di farsi notare dal grande pubblico e anche dal suo Sindaco. Occorre
fare una parentesi sull’exploit di Berti, poiché egli è stato chiaramente il
simbolo dell’inettitudine del Palazzo, anche se le sue clamorose gaffe non gli si sono
mai ritorte contro. Infatti, mentre
Chissà quale effetto DIURETICO avrebbe avuto quell’acqua
nelle tavole degli italiani!!!
Ma Michele Berti insisteva nel suo progetto, spingendosi anche in estrosi tecnicismi relativi alle acque del Rigualdo che, secondo analisi approfondite, “[…] hanno una durezza di 1,4 gradi francesi, un valore estremamente ridotto ai 12 gradi francesi dichiarati dall’acqua del Fiora”. Berti aggiunse poi che tutto ciò costituiva, per il momento, “[…] soprattutto una buona idea, ma deve mettere le gambe”, ovvero necessitava di uno sponsor ; infatti seguì la precisazione che era auspicabile il coinvolgimento di un soggetto imprenditoriale, con il quale “[…] l’amministrazione comunale che è proprietaria delle sorgenti è disposta a trovare un’intesa.” Come si vede, il Berti era veramente convinto e, non accorgendosi di correre il rischio di essere ricordato per simili sfondoni, si apprestò a replicare simili dichiarazioni, che furono successivamente amplificate da “Il Tirreno”, specialmente nell’ampio articolo del 18 Ottobre in cui l’acqua delle sorgenti roccastradine era addirittura definita “purissima” (!).
Ripopolamento ittico del Farma. Oltre al progetto “Acqua Minerale Belagaio”, al Vice-Sindaco stava particolarmente a cuore l’idea di una immissione di trote nel torrente Bardellone, creando così un serbatoio per l’irradiamento ittico in Val di Farma ed i presupposti per il lancio della attività della pesca sportiva. Il tutto, RIPETIAMOLO ANCORA, mentre quelle acque erano già in procinto di essere irrimediabilmente CONTAMINATE, alla COLPEVOLE INSAPUTA DI MARRAS E COMPAGNI.
Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.). Se c’è stata una parola che, nel corso di
questi ultimi tre anni e mezzo, ha destato le speranze e gli interessi di tutta
la popolazione e di tutta la comunità politica, questa parola è stata V.I.A.. Tutti, ma proprio tutti, concordavano e concordano
sulla necessità di una V.I.A. sull’intera area
interessata dalla cava. Ma perché
Strane coincidenze. Il 22 Novembre 1999 il Corpo delle Miniere
rilasciava il decreto di concessione alla Caolino
d’Italia s.r.l.. Questa data è assurda ma non
casuale, se si pensa che il giorno dopo, ovvero il 23 Novembre 1999, entrava in
vigore, dopo un anno di deroga, la legge regionale che rendeva obbligatoria
Le prima forte denuncia. Bisognò attendere ancora per lungo tempo per poter finalmente assistere ad una prima clamorosa denuncia delle cave; contrariamente alle migliori aspettative, tale forte denuncia non venne dal mondo politico, bensì dalla associazione “Archeoclub”, che trovò ampio riscontro nell’articolo apparso sul “Corriere di Maremma” in data 8 Maggio 2002, laddove l’attività della Caolino s.r.l. era additata come reale minaccia della probabile distruzione di ben 130 ettari di bosco: “[…] uno scempio […] praticato in un luogo in buona parte ancora incontaminato. Il finanziatore interessato a riaprire il complesso minerario […] non sembra volersi esprimere in merito a garanzie di ripristino del territorio […]”. Nel finale dell’articolo, il giornalista Stefano Salvadori esprimeva curiosità, alludendo al fatto che “[…] adesso si tratta di vedere come reagirà la popolazione del territorio, cosa realmente faranno l’amministrazione comunale, le associazioni e i partiti politici […]”, poiché tale vibrante denuncia dell’Archeoclub era rimasta sino ad allora un caso isolato.
I dubbi di Rifondazione Comunista. Il Partito di estrema sinistra, all’opposizione durante il mandato di Olinto Bartalucci, è invece stato la stampella sulla quale si è tenuto in piedi il Sindaco Marras dal 1999 in poi. Ovviamente, pur con tutti i distinguo del caso, il Partito ha avallato la politica di Marras nel suo insieme. Eppure fu proprio Giuseppe Iuliano, all’epoca Coordinatore di Rifondazione Comunista, colui il quale per primo denunciò la superficialità con la quale erano state prese simili decisioni sulla Val di Farma; egli parlò, inoltre, di “curiose coincidenze burocratiche”, sollevando nei confronti del Sindaco le stesse identiche questioni relative all’assurdo TIMING delle decisioni sulla concessione mineraria, così come già ampiamente riportato nel corso di questa relazione. Lo scopo di Iuliano, però, era essenzialmente quello di convincere (TARDIVAMENTE) il Sindaco sulla necessità di addivenire ad una V.I.A.; da parte di Rifondazione Comunista non c’era infatti alcuna intenzione di aprire una crisi di maggioranza o di intraprendere una sorta di processo pubblico contro la sconvolgente incapacità di Leonardo Marras.
Leonardo Marras “sposa” le tesi di Rifondazione Comunista. Il Sindaco Marras, il quale a quel tempo era debolissimo ed aveva già perso per strada due consiglieri eletti nel centrosinistra ma, al pari di Olinto Bartalucci, dissidenti nei confronti del nuovo corso politico, non osò contraddire il potente alleato (Rifondazione a Roccastrada supera il 10%) e, seppur dribblando abilmente le pesanti allusioni dei comunisti sulle “curiose coincidenze burocratiche”, si disse favorevole ad una valutazione di impatto ambientale, proponendo altresì che suddetta valutazione di impatto ambientale fosse “[…] affidata ad un soggetto sopra le parti, come per esempio l’Università.” Rifondazione Comunista non perse occasione per dichiarare pubblicamente la propria soddisfazione circa questo nuovo atteggiamento assunto dall’Amministrazione Comunale e non tornò più sull’argomento; il mal di pancia della Sinistra, come per miracolo, lasciò il posto alla consueta tranquillità ed il Sindaco Marras poté ricominciare la propria cura del sonno.
L’ombra del disastro. Un giorno, nel Luglio 2003, un gruppo di
visitatori dell’incantevole Val di Farma si imbatté in uno strano ed irriconoscibile torrente dalla
acque torbide: stando alla precisa ricostruzione del “Corriere di Maremma”
datata 18 Luglio, “[…] un torrente noto
da sempre per le sue acque limpide e cristalline diventato d’improvviso una
sorta di grande pozzanghera”. Si trattava del torrente Farma
e, stavolta, il Sindaco sollecitò i tecnici del Comune e
Le prime reazioni del centrosinistra. La coalizione
di centrosinistra affidò ad un comunicato le proprie immediate reazioni,
partendo dalla constatazione che “[…] si
è in presenza di uno sversamento di caolino,
proveniente dalla miniera a cielo aperto di Piloni, nel letto del torrente Rigualdo prima e quindi di conseguenza nello stesso Farma, dove il Rigualdo va ad
immettersi.” Il centrosinistra non nascose, a quel punto, di nutrire forti
preoccupazioni sullo stato di salute dell’intero ecosistema e dichiarò
l’intenzione di “[…] porre all’attenzione
dell’Amministrazione Comunale la necessità di rivedere l’accordo siglato nel
passato mandato amministrativo nel quale si accedeva alla apertura
della miniera in cambio di un investimento importante nella limitrofa struttura
alberghiera.” La necessità di rivedere gli accordi impose una riflessione
sullo stato attuale di attuazione dei termini della
Convenzione con
Il brusco risveglio di Marras. Ci viene
da ridere scoprendo oggi sui giornali l’elaborazione di certe stravaganti
teorie, secondo le quali il Sindaco Marras avrebbe cercato, nel 2003, di accordarsi con
Mancate autocritiche. L’autocritica era ed è un tabù anche per amministratori così pessimi ed indifendibili come il Sindaco Marras. Alcune considerazioni in merito a queste prime reazioni del Sindaco devono comunque esser fatte, quanto meno dall’opposizione. In primo luogo, rileviamo l’incapacità evidente del Sindaco ad intavolare un serio dialogo costruttivo con l’azienda: Marras sapeva di avere torto su tutto e sperava di redimersi agli occhi della sua gente semplicemente alzando il tono contro il “nemico del popolo”, ovvero il ricco capitalista che distrugge l’ambiente per creare profitto. Marras, dopo aver creato le condizioni affinché l’impresa agisse in modo da evitare valutazioni di impatto ambientale ed evitare anche di investire nella struttura come da accordi pregressi, lasciando inoltre decadere colpevolmente una fideiussione da 2 miliardi e non chiedendo ulteriori garanzie, ritenne allora di dover fare un passo indietro e pretendere l’imposizione di un nuovo accordo più penalizzante nei confronti della Caolino d’Italia s.r.l.. Da allora ad oggi non si è mai registrato un passo avanti nel dialogo tra Comune ed azienda e si è invece aperto un contenzioso legale. In secondo luogo, non ci fu alcuna autocritica ma semplicemente la volontà di “riattualizzare” l’accordo del 1999, non rispettato per colpe che non possono che ricadere sulla stessa Amministrazione Comunale attuale: non vi è, né può esservi, alcuna responsabilità da parte di Olinto Bartalucci, a meno che non si voglia incolpare l’ex Sindaco di aver avuto fiducia nelle capacità del suo successore; in tal caso Bartalucci era chiaramente colpevole e si era pentito già nel 2000… In terzo luogo, occorre rilevare come Marras volesse concentrarsi particolarmente sulla ricaduta in termini economici del futuro investimento nella struttura alberghiera: tale prospettiva di lungo termine rende ai suoi occhi accettabile, nel 2003, il “temporaneo” disagio procurato dalla cava alla intera Val di Farma. Inutile precisare che, nei contenuti dell’intervento di Marras di qualche giorno fa (16 gennaio 2007 sul “Corriere di Maremma”), si dichiarava a chiare lettere che l’investimento nell’albergo non ripaga assolutamente il territorio dei danni immensi causati dalla attività estrattiva. Si delinea pertanto uno scenario nel quale Marras, a coronamento di anni di mal governo e contraddizioni insanabili, riesce persino a contraddire sé stesso.
I Verdi all’attacco di Marras. Il 5 Agosto 2003, nella cronaca locale de “Il Tirreno”, comparve una lettera scritta di proprio pugno dal rappresentante provinciale dei Verdi, Marco Stefanini, il quale insistette sul fatto che la concessione fosse stata un errore sin dall’inizio ed individuò il primo passo da fare per correre ai ripari, ovvero la richiesta alla Regione Toscana di espletare la “[…] procedura di valutazione di impatto ambientale che sarebbe dovuta essere già stata fatta da diversi anni, prima dell’entrata in funzione dell’attività estrattiva.” Insomma anche i Verdi riconobbero subito, nelle oramai famose “curiose coincidenze burocratiche”, il grave peccato originale dell’Amministrazione Marras.
Il dibattito in Consiglio Comunale. Mentre la popolazione
cominciava a percepire la gravità del danno ambientale procurato alla Val di Farma, il Sindaco Marras decise
di condividere con il Consiglio Comunale, nel corso della seduta del 5 Agosto
2003, le responsabilità sull’azione da intraprendere da allora in poi,
presentando all’ordine del giorno un atto di indirizzo
per l’area suddetta.
Poi il colpo di scena: LEONARDO MARRAS ACCUSA
Infatti (è tutto scritto nei verbali della seduta) Marras dichiarò che “[…] gran parte delle attività e presunte omissioni di controllo, addossate dall’opposizione all’attuale amministrazione, sono invece di competenza della Regione Toscana e prima ancora del Corpo delle miniere.” Ma successivamente Marras non volle proseguire sulla pericolosa strada dell’individuazione delle colpe oggettive, preferendo invitare il Consiglio ad un atto di serietà che avrebbe dovuto risolversi nell’identificazione delle “[…] dimensioni dell’intervento da adottare a salvaguardia del Territorio e non sulle responsabilità politiche […]” delle Istituzioni ad ogni livello. Leonardo Marras, ad ogni buon conto, decise poi di tornare sui suoi passi e di lanciare un sasso contro il Corpo delle Miniere, accennando “[…] alla particolare tempistica seguita dal rilascio della concessione dello sfruttamento della miniera la cui data è solo di qualche giorno sottratta all’entrata in vigore della normativa sul VIA (valutazione impatto ambientale) […]”: fu proprio su questo punto che Marras si fece beffa dell’intelligenza di coloro che lo ascoltavano. Infatti, come si ricorderà, la concessione del via libera da parte del Corpo delle miniere avvenne soltanto UN GIORNO PRIMA dell’entrata in vigore della Legge Regionale sul VIA: tale concessione fu possibile per la precisa e puntuale segnalazione del Sindaco Leonardo Marras che dichiarò “superati” i motivi ostativi al rilascio, dovuti alla non attuazione dello strumento urbanistico, come puntualmente denunciato, tre anni dopo, dall’ultrasinistra. Infine un cenno a Rifondazione Comunista, rappresentata in Consiglio da Giacomo Scapigliati, il quale prese la parola per rammentare che, “ […] di fronte a questa situazione, l'attuale Amministrazione non ha molte carte da giocare […]”, mentre “[…] il benestare alle attività di estrazione è stato dato dal Corpo delle Miniere e dall'Amministrazione del tempo, anche con la corresponsabilità di tutti gli altri”, pur non specificando chi fossero questi “altri”; fu comunque interessante la constatazione che il rappresentante di Rifondazione assolse ufficialmente l’Amministrazione Marras per incolpare quella guidata da Olinto Bartalucci (della quale Rifondazione Comunista non faceva parte), mentre dimenticò interamente le rivelazioni espresse, appena un anno prima, dal suo coordinatore Giuseppe Iuliano in merito alle “curiose coincidenze burocratiche” e, in particolare, al ruolo di Leonardo Marras. In conclusione, l’esponente comunista ribadì “[…] l'incompatibilità dell'attività di estrazione con l’ecosistema e la vocazione del territorio, anche con riferimento alle altre cave.”
La metamorfosi di Marras. L’analisi dei verbali della seduta consiliare del 5 Agosto 2003 è particolarmente interessante perché evidenzia la metamorfosi di Leonardo Marras da Amministratore incapace ad autentico GENIO E POETA di quella lirica politica meglio nota come l’arte dello “SCARICABARILE”: da allora in poi, Marras avrebbe accusato un po’ tutti pur di distogliere l’attenzione collettiva dalle colpe che erano e restano soltanto sue. La vibrante polemica con l’ex Sindaco Olinto Bartalucci, nel corso di questo turbolento inizio del 2007, è soltanto l’ultimo atto di una farsa pazzesca che ha visto, nel corso di questi ultimi 3 anni e mezzo, Leonardo Marras come assoluto protagonista.
Tardiva arroganza.
Benedetta alluvione. L’alluvione di Martedì 23 Settembre, devastante per l’area Nord del Comune di Roccastrada, accese definitivamente i riflettori sull’intera area della Val di Farma ed espose in modo chiaro ed inequivocabile l’immensità del danno ambientale arrecato al territorio. La popolazione cominciò a riunirsi in comitati spontanei, da cui nacque il Comitato Val di Farma, costituito da un gruppo di cittadini a seguito di una riunione svoltasi a Torniella il 25 Ottobre 2003, attivo ancora oggi ed interlocutore costante del Sindaco Marras e delle forze politiche di Roccastrada. Più volte è stato sottolineato il fatto che senza l’alluvione non ci sarebbe stato il Comitato Val di Farma ed il Sindaco avrebbe avuto vita molto più facile nel nascondere le ferite e, magari, riprendere il sonno tristemente interrotto qualche mese prima; probabilmente oggi l’attività procederebbe senza alcun intralcio, senza alcun controllo, senza alcuna denuncia.
I primi passi del Comitato. Il Comitato Val di Farma,
come prima iniziativa, scrisse una vibrante lettera al Sindaco, chiedendo
l’immediata chiusura della cava di caolino in nome di
una comune sensibilità ambientale e di un comune orrore nei confronti degli
incalcolabili scempi arrecati a quei luoghi incontaminati. Successivamente
il Comitato si mosse in modo deciso ed irrevocabile, redigendo in data 18
Dicembre un esposto alla Procura contro
Roberto Barocci e l’anima ribelle di Rifondazione. Paradossalmente,
una risposta chiarissima ed inequivocabile a questo ultimo
quesito era stata data, appena qualche giorno prima, da Roberto Barocci,
arcinoto ambientalista in forza a Rifondazione Comunista, il quale aveva
rilasciato importanti dichiarazioni a “
L’ordinanza del Sindaco. In questo contesto, il Sindaco Marras firmò la famosa ordinanza, datata 22 Dicembre 2003, con la quale il Comune pretendeva il pronto intervento di ripristino ambientale a carico della Caolino d’Italia s.r.l., seppur disattendesse le richieste del Comitato Val di Farma relativamente alla immediata chiusura della cava. Tanto bastò, comunque, per garantire al Sindaco un ampio spazio sulla stampa locale, che egli abilmente usò per costruire intorno alla sua persona la fama del “duro” che si opponeva agli speculatori della Val di Farma: ancora una volta l’esatto contrario della realtà. Del resto, la ricerca della verità poco importava a sei mesi dalla tornata elettorale del Giugno 2004.
Il colpevole silenzio di Marras.
Appena due mesi dopo, nel Febbraio 2004, il Sindaco tenne un importante
incontro con i rappresentanti del Comitato Val di Farma,
i quali redassero successivamente un comunicato stampa
in cui si faceva chiaro riferimento ad una netta AMMISSIONE DI RESPONSABILITA’
da parte di Leonardo Marras. Inoltre, citando quanto
riportato su “
Il programma elettorale del centrosinistra. Nel lunghissimo ed illeggibile programma di governo di Leonardo Marras per la seconda legislatura, tuttavia, non si faceva esplicito riferimento all’ipotesi di chiusura delle cave, né tanto meno si accennava alla riapertura della Conferenza dei Servizi. Era invece scritto a chiare lettere l’intento di controllare “[…] da vicino tutte le attività estrattive: monitoraggio, controllo, richiesta di Valutazione Ambientale”, ovvero si prometteva tutto ciò che colpevolmente non si era voluto fare nel corso della legislatura che si avviava al termine. Nel documento si parlava anche di “[…] recupero e la bonifica della aree industriali compromesse, quali i siti delle cave”, mentre nello specifico, “per quanto riguarda la miniera di Caolino, vogliamo la sospensione della coltivazione mineraria in attesa di una Valutazione d’Impatto Ambientale effettuata da un soggetto terzo e sopra le parti come l’Università”. Fu chiaro già allora che tale passaggio fosse stato scritto da Marras sotto la dettatura di Rifondazione Comunista e non certo sotto l’influsso del Comitato Val di Farma, le cui reiterate richieste di chiudere la cava sarebbero andate incontro ad un muro di gomma.
L’apertura del fronte legale. Nello stesso mese di Febbraio
L’ascesa regionale della vicenda Caolino. In quel 2004 così denso di speranze e di buoni propositi, anche il Consiglio Regionale cominciò ad appassionarsi alla vicenda e registrò, nel mese di Marzo, gli interventi di Fabio Roggiolani, a totale sostegno dell’idea di una immediata revoca della concessione mineraria con conseguente chiusura della attività estrattiva, e di Loriano Valentini, il quale sostenne (quasi un anno e mezzo dopo lo sconosciuto Giuseppe Iuliano) la necessità di avviare le procedure per una verifica di impatto ambientale e chiese a Martini se non fosse il caso di aprire una nuova Conferenza dei Servizi, per poter valutare l’opportunità o meno di concessioni minerarie su aree di particolare pregio ambientale come appunto quella interessata dalla coltivazione del Caolino. Valentini incassò il personale ringraziamento di Leonardo Marras per l’interessamento. Stranamente, però, lo stesso Valentini, insieme ai colleghi Roggiolani, Barbagli e Ricci, presentò nel mese di Novembre un’altra mozione, nella quale si chiedeva al Presidente della Regione di adoperarsi per addivenire alla valutazione di impatto ambientale già richiesta a suo tempo. Il silenzio della Regione, del resto, non era passato inosservato neanche a Forza Italia che, per mano del Capogruppo Dinelli, aveva presentato nello stesso periodo una interrogazione al Presidente Martini, chiedendogli di chiarire finalmente le proprie intenzioni anche in merito alla eventuale convocazione di una nuova Conferenza dei Servizi, avente ad oggetto la cava di caolino di Piloni. La politica della regione Toscana è ancora oggi avvolta da un velo di mistero: nessuno sa esattamente che tipo di azione vorranno intraprendere gli oligarchi di Firenze, anche se non mancano le speculazioni ed attualmente vedono la luce alcune teorie relative all’ipotesi di creazione di un Parco Regionale tra la valle del Farma e quella del Merse, nell’area a cavallo tra i Comuni di Roccastrada e Monticano.
Fiumi di parole. A parte l’intervento della Lega Nord, tutto il
2005 è stato all’insegna della più oscena monotonia.
La collera degli ambientalisti. Stanchi di dover assistere impotentemente al triste spettacolo di incapacità
degli oligarchi e al quotidiano saccheggio dei boschi della Val di Farma, nel Febbraio 2006 gli ambientalisti affidarono la
propria esternazione di collera alla sagace penna dei giornalisti locali, i
quali non mancarono di dare risalto a tale evenienza. In particolare
Il bis di Silla Pighetti alla Corte dei Conti. Dopo essersi già rivolto alla Corte dei Conti nel Maggio dell’anno precedente, Silla Pighetti si concesse il bis nel Settembre 2006. L’esponente leghista aveva particolare premura di mettere le Autorità al corrente della mancata creazione di posti di lavoro nella struttura alberghiera di Piloni e della mancata realizzazione della piscina, esplicitamente prevista per il 2000 ma ad oggi neanche iniziata, nonostante l’esistenza di una fideiussione, poi decaduta, per un importo di 2 miliardi di Lire a garanzia degli adempimenti della Società Caolino d’Italia s.r.l.. Silla Pighetti sottolineò inoltre l’incongruenza di una attività di estrazione che continuava ad operare la distruzione del territorio senza attuare il ripristino ambientale come da accordi pattuiti nella Convenzione del 1999.
Settembre nero. Come se non fosse bastata questa seconda bordata della Lega Nord, il Sindaco Marras vide improvvisamente il territorio comunale tappezzato di manifesti, ad opera del Comitato Val di Farma, ipercritici nei confronti del Palazzo, in riferimento all’imperdonabile lassismo ed incapacità di giungere ad una soluzione definitiva sull’annosa questione della protezione dell’ambiente. Il titolo del manifesto, scritto a caratteri cubitali, era un diretto richiamo alle tempeste di calciopoli: “Il Farma retrocesso in serie C – Non servono intercettazioni, il degrado è sotto gli occhi di tutti”. Nel corso delle vibranti righe del manifesto, i sostenitori del Comitato Val di Farma si definivano “Tifosi dell’ambiente” ed affermavano che “il nostro torrente del cuore è stato retrocesso in Serie C”. Non solo: “[…] dopo anni di pesanti aggressioni da parte di una nota multinazionale, un fiume ha perso la sua originaria purezza. Noi tifosi seguiamo queste vicende dall’inizio con sofferenza e rabbia. In pratica c’è la distruzione di un patrimonio ambientale unico nell’indifferenza complice di quanti sanno e lasciano correre”. Infine il proclama: “chiediamo quindi a gran voce che, dopo il mondo del calcio, venga presto ripulita anche la riserva della Val di Farma in modo da non essere più penalizzati nel girone del turismo di qualità”.
Pace fatta. Uno sfogo così plateale non poteva non destare l’interesse di Comune e Provincia, che si affrettarono a convocare un tavolo di confronto con il Comitato Val di Farma con l’obiettivo dichiarato di “[…] unire gli sforzi per giungere a una risoluzione definitiva dei problemi causati dalla miniera di caolino […]”. Niente di nuovo sotto il Sole…
Il Convegno di Roccastrada. A Novembre si
tenne al Teatro dei Concordi, a Roccastrada, un
Convegno sulla miniera di caolino e
I Comunisti Italiani. Se da una parte il
Sindaco Marras poteva dirsi sereno per la rinnovata
distensione con il mondo ambientalista, dall’altra si addensavano su Roccastrada cupe nubi e venti di guerra: il PdCI, uscito dalla maggioranza per incompatibilità con il
Primo Cittadino, decideva proprio in quei giorni di uscire allo scoperto sul
caso Caolino. La segreteria dei Comunisti Italiani, infatti, redigeva un interessante lettera aperta al Sindaco Marras, chiedendogli di rendere conto alla popolazione di
tutta una serie di questioni, sinora rimaste senza una risposta plausibile, sul
motivo per cui non si sono realizzate le clausole della Convenzione del 1999
relative alla creazione di posti di lavoro oltre che agli investimenti
progressivi per circa 15 miliardi nella struttura alberghiera. I Comunisti
ricordarono la visione di Olinto Bartalucci
(resa possibile tramite l’approvazione dello strumento urbanistico nel 2000),
secondo il quale il beneficio duraturo, in termini di crescita occupazionale ed
economica dell’intera area a seguito dall’ampliamento della struttura
alberghiera, avrebbe giustificato il disagio “temporaneo” per la presenza della
miniera: una visione clamorosamente disattesa da una Società,
Il raddoppio dei Comunisti. Il 5 Gennaio 2007, dopo aver preso atto dell’assordante silenzio del Sindaco in merito alle questioni proposte in precedenza dal PdCI, il segretario comunale Comunista, il navigato Mauro Bianchi, rincarò la dose delle polemiche, non limitandosi soltanto a riproporre negli stessi termini le domande contenute nella prima lettera, ma spingendosi a ricercare anche le ragioni che avevano evidentemente impedito al Primo Cittadino di rispondere pubblicamente. Bianchi ne tirò le conclusioni affermando che “in genere, quando amministratori pubblici assumono atteggiamenti di questo tipo, lo fanno o per arroganza supponenza e maleducazione o per palese incapacità di rispondere in termini concreti agli interrogativi posti”.
La furia di Marras. Il Sindaco Marras si trovò evidentemente combattuto tra la volontà di non entrare nel merito della questione e la voglia di sfogare tutta la sua collera per le parole di fuoco che i Comunisti Italiani gli avevano indirizzato; il risultato di questo tormento interiore del Primo Cittadino si risolse in una epica nota di stampa, che passerà alla storia come la risposta che, dichiarando di aver già risposto, non risponde. Infatti Leonardo Marras dichiarò di aver già risposto nel corso del Convegno del Novembre scorso e di essere dispiaciuto e sorpreso dalla constatazione che “[…] a quella interessante giornata, visto l’interesse dei Comunisti Italiani per l’argomento e acclarata la possibilità di fare domande (anche scomode), non ha partecipato né Bianchi né altri esponenti del suo partito”.
La tripletta dei Comunisti. La non risposta di Marras scatenò un altro polverone, giacché i Comunisti Italiani affidarono ad un durissimo comunicato la propria reazione stizzita. In particolare, Mauro Bianchi chiese sarcasticamente a Marras di “[…] perdonare i Comunisti Italiani e il 99% dei residenti del Comune di Roccastrada per non aver partecipato all’incontro sulla miniera di caolino […] ed ascoltato le sua importanti risposte”; del resto nessuno poteva immaginare che il Convegno “[…] sarebbe stata l’unica occasione per sapere che cosa ha fatto e farà il Comune”. A tale assenza sarebbe stato posto un rimedio se i giornali, riportando i fatti salienti emersi nel corso del Convegno, avessero almeno riportato le misteriose risposte di Marras; invece “[…] nemmeno la lettura della rassegna stampa dei quotidiani locali ci è stata di aiuto […]” e pertanto i Comunisti ed i cittadini interessati ad avere risposte certe sono stati “[…] ulteriormente sfortunati”. Leonardo Marras, secondo la segreteria del PdCI, “[…] ha perso un’occasione” in cui avrebbe potuto “[…] dimostrare di essere un sindaco attento agli interessi dei cittadini e all’economia del Comune”. Ma i Comunisti non vollero desistere e pertanto rilanciarono, dando al Sindaco “[…] un’altra possibilità: scriva le sue risposte in una lettera, penseremo noi a divulgarle ai cittadini”. Mauro Bianchi, inoltre, pose al Sindaco un altro quesito interessante: “il suo comportamento così ostile e così nervoso è legato all’incertezza del futuro o è il frutto di una intolleranza verso chi chiede spiegazioni, chiarimenti e non si allinea semplicemente alla scelte?”. Come se tutto ciò non fosse già sufficiente di per sé, la segreteria comunale del PdCI passò alle minacce esplicite, invitando il Sindaco a non dimenticare mai “[…] che qualunque scelta faccia per il suo futuro politico, troverà sempre sulla sua strada i comunisti italiani […]”.
Le curiosità di Olinto Bartalucci. Mentre i Comunisti Italiani scrivevano il terzo comunicato sul caso caolino, l’ex Sindaco Olinto Bartalucci rompeva sette anni di silenzio assoluto e sfogava su compiacenti giornalisti le proprie curiosità, represse per anni ma mai dome, sugli sviluppi dei rapporti intercorsi Comune di Roccastrada e Caolino d’Italia s.r.l. dopo l’elezione di Marras. Le “curiosità” di Olinto Bartalucci coincidevano esattamente con le domande poste a suo tempo dal PdCI e sino ad allora evase da Marras.
Marras contro Bartalucci. Dopo aver incassato
gli schiaffi verbali e le minacce neanche tanto velate del PdCI
ed aver riportato sotto la luce dei riflettori l’ex Sindaco Bartalucci,
Marras si decise finalmente ad aprirsi con la stampa,
rilasciando una interessante intervista nel corso
della quale, in sostanza, si addossava al suo predecessore gran parte della
responsabilità del disastro. L’errore primario, il peccato originale di questa
vicenda non risiederebbe nel giochetto di bassa lega, tramite il quale Marras riuscì ad eludere l’attuazione della Valutazione
d’Impatto Ambientale per sole 24 ore, oppure nella decadenza totale di obblighi fideiussori della Società nei confronti del
Comune, bensì nel “[…] parere favorevole
espresso all’epoca, in sede di Conferenza dei Servizi, dall’Amministrazione
Comunale di Roccastrada […]” nei confronti della
concessione mineraria: poiché
OGNI ULTERIORE COMMENTO SAREBBE SUPERFLUO
Ma Gabriele Baldanzi, arguto giornalista de “Il Tirreno”, aveva ancora qualche cartuccia da sparare: innanzitutto la fideiussione, di cui il Comune avrebbe pur potuto avvalersi ma non si avvalse; Marras volle però precisare, a tal riguardo, “[…] che la fideiussione a garanzia della convenzione che fu a suo tempo siglata da Olinto Bartalucci, non copriva neppure il piano degli investimenti né i ripristini ambientali, ma soltanto alcuni lavori edilizi iniziali, di messa a norma dell’esistente e la realizzazione di una piscina al pubblico. Questi lavori sono stati realizzati […]” (!). Dinanzi ad una tale grossolana bugia, Gabriele Baldanzi fu costretto a puntualizzare che NON VI E’ TRACCIA DELLA NUOVA PISCINA (!), al che Marras si rimangiò con disinvoltura le parole appena pronunciate ma sottolineò il fatto che “[…] come contentino c’è stata l’apertura al pubblico di quella esistente […]” (!!!!!!!). Alle insistenze di Baldanzi, il quale voleva sapere i motivi della mancata attuazione degli investimenti previsti da parte della Caolino d’Italia s.r.l., Marras pose fine invitandolo ad andare a chiederlo “a loro” (!!!) ed aggiungendo, ad ogni buon conto, che “[…] la vecchia convenzione è sempre stata priva di un effettivo valore essendo stata stipulata senza garanzie […]”. Infine una battuta sul danno arrecato all’ambiente, che secondo Marras non potrà mai essere ripagato tramite l’investimento in una struttura alberghiera.
Il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. L’intervista di Marras è stata soddisfacente a metà: da una parte il Sindaco, seppur tra le righe, ha dovuto ammettere la responsabilità di tutta la coalizione di centrosinistra e non soltanto di Olinto Bartalucci (definito dai DS “un compagno che sbaglia” già nel 2000, allorquando ebbe luogo la rottura); dall’altra parte, però, persiste l’ipocrisia cronica di non voler ammettere i propri enormi errori e le proprie gigantesche responsabilità, costruendo un castello di alchimie storiche e rimandando indietro all’Aprile 1999 il momento in cui si è presa la decisione fatale, introducendo inoltre argomentazioni estrose che vorrebbero indurci a credere che Leonardo Marras abbia speso una intera legislatura a tentare di porre rimedio al peccato originale della legislatura precedente.
Un passo avanti. Olinto Bartalucci,
intervistato pochi giorni dopo da “Il Tirreno”, dimostrava apprezzamento per il
contenuto di alcune affermazioni dell’attuale Sindaco,
laddove costui era giunto, seppur tardivamente, alla conclusione che un uomo
solo non poteva esser responsabile unico delle decisioni sbagliate prese da una
intera coalizione. Tuttavia era ancora il caso di rimarcare alcune incongruenze
nelle dichiarazioni di Marras: in primo luogo non si
faceva riferimento al fatto che i rapporti del Comune con
Un concordato con l’azienda. L’opposizione di Roccastrada,
a questo punto, scese in campo per fare il punto della situazione, denunciare
le gravissime responsabilità di Leonardo Marras,
ripercorrere per sommi capi le tormentate vicende della concessione mineraria
ed esprimere una fortissima dichiarazione d’intenti: il prossimo Sindaco,
qualora espressione dell’alternativa civica e
liberale, convocherà a Palazzo l’azienda
e concorderà con essa
Marras re del malgoverno. Il comunicato stampa della Lista di alternativa civica e liberale si concludeva con una
postilla che merita di essere allegata alla presente relazione, in quanto fortemente
indicativa della realtà amministrativa di Roccastrada
dal 1999, ovvero dall’ascesa di Leonardo Marras. Si
leggeva infatti nel comunicato: “Ma che cosa deve fare un Sindaco per essere mandato via????? Da
quando Leonardo Marras è il Sindaco di Roccastrada, si raccontano storie oltre i confini
dell’inverosimile:
Il Comitato Val di Farma contro il PdCI. Nel momento forse più scuro per il contestatissimo Sindaco Leonardo Marras, il Comitato Val di Farma, sino ad allora rimasto ad ascoltare in silenzio le risse verbali altrui, decise di intervenire ed aprire le ostilità contro il Partito dei Comunisti Italiani, attraverso un durissimo comunicato a firma di Loretta Pizzetti, prontamente recepito ed amplificato dagli organi di stampa. Il segretario provinciale del PdCI, Marco Barzanti, fu etichettato come un politicante che “[…] sembra ignorare molte cose relativamente all’interesse dei cittadini per il caso caolino, quali esposti alla procura, ricorsi e controricorsi al Tar, interrogazioni e mozioni al Consiglio Regionale, assemblee, manifestazioni e dibattiti pubblici […]”. Loretta Pizzetti, rincarando ulteriormente la dose, affermò che tutti i cittadini e tutti i politici, indipendentemente dal loro colore, avevano dimostrato interesse e partecipazione, ad eccezione soltanto del partito rappresentato da Barzanti, che pertanto sarebbe oggi l’ultimo a poter esporre critiche. Il Comitato Val di Farma, inoltre, dichiarò una forte indignazione “[…] nel vedere che si persiste nello stesso errore che è quello di vedere una attività turistica associata ad una attività di escavazione: è una visione scellerata ed è palese; sarebbe bello sfruttare la bellezza del Sant’Uberto, peccato che a due passi ci sia un andirivieni di camion”.
Barzanti contro Pizzetti.
DS contro Lista Civica. Sarà forse stato un caso fortuito, ma
proprio nell’attimo in cui
Fine delle polemiche. Dopo aver a lungo discusso sull’opportunità o
meno di imitare Marco Barzanti e rispondere per le
rime agli attacchi subiti,
Giulianelli in Consiglio Comunale. In sede di approvazione del Bilancio 2007, il Consigliere di minoranza Giacomo Giulianelli, dopo aver introdotto una lunga serie di problematiche attuali, volle concludere il proprio intervento proprio sulla questione caolino. Dopo aver brevemente ripercorso, per sommi capi, l’intera storia della vicenda, denunciando in particolar modo le ormai notissime curiose coincidenze burocratiche, Giulianelli sottolineò “ […] l’importanza della V.I.A. come strumento di tutela ambientale”, sollecitando comunque “ […] un intervento deciso del Sindaco al fine di addivenire ad una soluzione concordata con l’impresa senza aspettare i lunghi tempi della giustizia che potrebbero vanificare un possibile esito positivo della vicenda”. Secondo Giulianelli, infatti, i tempi biblici della giustizia mal si concilierebbero con la necessità assoluta ed improrogabile di porre immediatamente fine alla distruzione indiscriminata della Val di Farma.
La risposta di Marras. Il Sindaco aprì le danze sul caolino con un inatteso colpo di scena, affermando, secondo la trascrizione del verbale della seduta, che “ […] è stato un fenomeno diffuso quello di aver rinnovato le concessioni il giorno prima che entrasse in vigore la normativa sulla V.I.A.”: dunque fu tutto normalissimo, nessuna anomalia, nessuna strana coincidenza, ma soltanto un fenomeno verificatosi contemporaneamente su tutto il territorio regionale. Marras, non rendendosi conto dell’estrema gravità delle sue parole, trascurò di rammentare la famigerata nota esplicativa, inviata a suo tempo al Corpo delle miniere, per limitarsi ad assolvere il Comune, poiché esso “ […] per quanto di sua competenza ha fatto degli esposti all’Autorità giudiziaria”. Marras riaffermò poi la convinzione collettiva che si dovesse pervenire ad una V.I.A., ma dichiarò impossibile qualsiasi accordo con l’impresa, giacché essa non era disposta ad accettare la necessità di tale procedimento. Marras non intravedeva pertanto altra soluzione se non quella giudiziaria.
Parzialmente soddisfatti. Giulianelli approfittò della propria breve dichiarazione di voto per esprimere apprezzamento per “ […] la disponibilità del Sindaco a discutere sui temi concreti”, così tanto contrastante con l’approccio improprio ed antipolitico dimostrato dai DS appena qualche mese prima; le divergenze tra maggioranza e minoranza restavano comunque tutte sul tappeto ed avrebbero indubbiamente meritato ulteriori approfondimenti nel futuro.
Il lavoro dei luminari. Nell’Agosto 2007 il Sindaco Marras presentò dinanzi alla stampa il risultato di un lungo studio sui danni ambientali nella Val di Farma, coordinato dal Professor Silvano Focardi, Rettore dell’Università degli Studi di Siena, con l’ausilio di luminari di rilievo nazionale quali il Professor Gianpaolo Salmoiraghi ed il Professor Eros Aiello. I minuziosi studi permisero di evidenziare come il Riguardo ed il Farma, per una lunghezza complessiva eccedente i 5 km, “ […] sono stati alterati per il depauperamento della varietà complessiva di invertebrati bentonici, che ha comportato l’alterazione dell’equilibrio trofico funzionale, la riduzione della biodiversità, il calo della densità e della biomassa, la diminuzione del cosiddetto ‘Indice Biologico Esteso’ e, infine, il peggioramento della classe di qualità”. Non solo: “ […] sono stati rilevati depositi di materiale fine e ammassi sabbiosi che hanno portato un disequilibrio a carico dello stato degli alvei e delle fasce riparie, con alterazione della funzionalità dei torrenti”, venendosi pertanto a determinare “ […] eventi di franosità o fenomeni cosiddetti di ruscellamento ed erosione diffusa, oltre ad esondazioni per sovralluvionamento”. La buona notizia era che, secondo gli esperti, si trattava di danni gravi ma per lo più reversibili nel lungo periodo. Gli scienziati dichiararono inoltre l’impossibilità di calcolare con esattezza l’ammontare reale del danno ecologico; tuttavia, inserendo un elemento di novità assoluta in materia, stimarono in € 2.855.000 il costo da sostenere per effettuare il ripristino ambientale. Sulla base di questi calcoli, il Sindaco Marras ritenne opportuno chiedere alla Società di esporsi per la cifra stimata necessaria per il ripristino.
Le tre domande di Pisani. Successivamente alla Conferenza stampa di Grosseto, organizzata dal Sindaco Marras con il Professor Focardi, l’artista Renato Pisani, noto per le proprie battaglie ambientaliste e membro del Comitato Val di Farma, volle esternare le proprie perplessità, rivolgendo al Sindaco ed a tutti gli Enti competenti tre semplici domande, semplici ma allo stesso tempo molto argute e pungenti. In primis, Pisani domandava a Marras se “ […] non pensa che il risarcimento di danno ambientale presentato, in una sorta di saldo finale alla Società Caolino d’Italia, in mancanza di un divieto perentorio a continuare nell’escavazione, altro non sia che un pedaggio […] per procedere ancora ad inquinare”. In effetti, apparve sin da subito quanto meno singolare la stima del danno, giacché non è stimabile un danno in corso d’opera: una stima esatta sarebbe possibile ed auspicabile soltanto al momento in cui la fine delle escavazioni ponesse il termine definitivo al disastro ambientale. Pisani si spinse oltre, rivangando un passato molto recente, ovvero il 2 Gennaio 2006, data in cui Marras aveva presentato alla Società una richiesta di esborso molto superiore, stimando il danno ambientale in € 8.000.000, ben oltre il triplo di quanto adesso richiesto: nasceva dunque spontaneo il dubbio, alla base della seconda domanda, che gli € 5.145.000 di differenza fossero niente altro che “ […] un regalo scappatoia che l’amministrazione comunale di Roccastrada ha inteso offrire alla società medesima”. Infine, Renato Pisani chiese di sapere il motivo per cui, dopo tutti questi anni di battaglie contro i mulini a vento, “ […] le amministrazioni pubbliche interessate al problema non si prendono la responsabilità politica civile di mettere fine alla lenta ma inesorabile morte del fiume Farma”. Secondo l’artista rocchigiano era giunta irrevocabilmente l’ora delle “ […] scelte chiare, interventi coraggiosi e risposte puntuali”.
Il silenzio di Marras. Non ci risulta che le tre domande di Pisani abbiano avuto una pronta risposta; del resto, era pienamente nello stile di Marras l’indifferenza cronica se non addirittura l’insofferenza nei confronti dei dissidenti.