Ecco sto alla porta e busso


Chi è il Vescovo, in Toscana?

E' il capo di una comunità di credenti, membri della Chiesa cattolica, ma è anche una millenaria istituzione, che ha svolto e svolge ancora funzioni pubbliche importanti.

In passato è stato fondatore e signore, spesso difensore, delle comunità locali. Oggi è, come minimo, un custode della nostra storia e della nostra identità.

Fa parte della nostra comune eredità spirituale, in cui vivono, indissolubilmente legati fra di loro, elementi laici, ebraici e cristiani.

Vi immaginate Livorno senza il Rabbino? Evidentemente no, visto che con la Città, quattrocento anni fa, nacque anche la Comunità Ebraica. E' quindi evidente che non possiamo immaginare le città e le comunità toscane senza i loro Vescovi.

Quale superficialità culturale e storica, quale conformismo politico, quale debolezza spirituale, possono aver spinto dei responsabili scolastici toscani a negare al Vescovo l'accesso per una visita e un saluto ai giovani?

Contro questi episodi di intolleranza e di confusione spirituale, culturale e politica, si sono espressi gli amministratori locali, i consiglieri regionali, i principali leader politici.

Resta il vulnus. L'indebolimento del cuore civico e della mente politica, nella nostra terra, sotto l'influsso della dittatura del politicamente corretto, dei veleni del relativismo, del non più lontanissimo e minaccioso influsso del nazislamismo.

Quale genitore o insegnante o studente toscano, che si trovasse trasferito in un paese musulmano e frequentasse una scuola (qualsiasi tipo di scuola, perché la scuola è tutta laica, è tutta pubblica, anche se non è "di stato", come vorrebbero gli eticisti di ogni colore), chiederebbe, chissà, la rimozione della Mano di Fatima, o di una Incisione coranica, o si negherebbe alla visita di un capo musulmano locale e tradizionale?

La risposta giusta è NESSUNO. Perché sappiamo qual è il senso vero dell'essere padroni a casa nostra e ospiti a casa degli altri. Liberi e rispettosi, SEMPRE.

Allo stesso modo, quale genitore o insegnante o studente toscano, di famiglia e di religione non cattolica, si sognerebbe mai di chiedere la rimozione del Crocifisso giottesco, o l'eliminazione della Divina Commedia dai programmi, o si negherebbe alla visita di un parroco o di un vescovo?

La risposta è ancora NESSUNO. A meno di non essere avvelenati da ideologie dell'odio e della vigliaccheria. Soprattutto dell'odio di sé e della vigliaccheria contro i violenti e i prepotenti che minacciano la nostra antica civiltà e la nostra terra.

Come ha ricordato Stefania Fuscagni, a proposito dei recenti episodi avvenuti nelle scuole di Roccastrada e di Montieri, dove il vescovo di Grosseto, mons. Franco Agostinelli, si è visto negare l'accesso agli istituti, la scuola ha mancato al proprio ruolo di comunita' educante.

La consigliera di Forza Italia ha anche aggiunto: ''Mi chiedo dove si fondi l'autorita' di un consiglio di istituto di impedire l'ingresso di un vescovo in visita pastorale. Ho letto e riletto la legge, il dpr e le sentenze relative alle competenze di tale organo collegiale e mi sono fatta l'idea che la delibera adottata sia molto discutibile in termini di legittimita' e comunque definitivamente inaccettabile in termini di opportunita' negata ad una istituzione come la scuola chiamata ad una comunicazione con il proprio ambiente, tesa ad arricchire la cultura dei singoli studenti''.

Noi, idealmente, restiamo fuori dalla scuola, con il vescovo di  Grosseto che aspetta sotto la pioggia e bussa alla porta, per incontrare i giovani all'uscita dalle gabbie del conformismo e del grigiore.